lunedì 19 marzo 2012

Elogio di un calciatore unico: Javier Zanetti





Javier Adelmar Zanetti, calciatore dell’Internazionale F.C. dal 1995.

Ho sempre provato una smisurata ammirazione per Javier Zanetti, nonostante non giochi nella mia squadra del cuore, il Napoli. L’ho sempre ammirato perché incarna perfettamente il calcio per come lo vedo io, e cioè coraggio, tecnica, tenacia, correttezza assoluta e rispetto per l’avversario. Il buon Javier era soprannominato, già da giovanissimo, El tractor, perché quando parte col pallone al piede è travolgente, è un trattore che scava solchi e non si ferma, mai.

Il 10 Agosto compirà 39 anni. Trentanove. Fa parte del club degli ultramillenari, cioè quei pochissimi calciatori che hanno collezionato più di mille presenze in gare ufficiali. Zanetti durante la sua carriera ha ricoperto tutti i ruoli, tranne l’attaccante e il portiere. Ha giocato (e gioca) da incontrista, sulla fascia, da centrale difensivo, da terzino, interno di centrocampo. Insomma, dove c’è da giocare lui gioca.

Sempre.

Anche quando non dovrebbe giocare, quando è dato panchinaro perché l’Inter ha acquistato altri calciatori. Alla fine gli allenatori non ce la fanno, e a dispetto dell’età che avanza, lo schierano titolare.

Il buon Javier ha marcato i migliori giocatori al mondo, uno su tutti Lionel Messi, nella semifinale di Champions League poi vinta dall’Inter di Josè Mourinho contro i marziani del Barça. Una partita epica la sua. Ad un certo punto, il pur mostruoso Messi, di gran lunga il più forte calciatore degli ultimi dieci anni, e forse il più forte anche dei prossimi dieci, non sapeva più come fare per superarlo. Finte, controfinte, velocità, niente da fare. Messi sbatteva contro un ostacolo. Javier quella sera aveva chiuso la porta.

Lui è uno che le porte le chiude spesso. E’ molto difficile superarlo, è un po’ il Chuck Norris dell’uno contro uno, con quei quadricipiti che hanno la forma e la consistenza di un tronco di quercia.

E poi l’argentino è pure un giocatore correttissimo, il più corretto dei tempi di cui ho memoria.

E’ stato espulso tipo una volta, o due, in tutta la sua lunghissima carriera. E nel calcio moderno, veloce, fisico e duro, è davvero, davvero incredibile. Inoltre non alza mai la voce, protesta raramente e quasi mai manda a quel paese un arbitro o un avversario. Questa dote gliela invidio particolarmente.

Javier ha una resistenza fisica al limite dell’ultramaratona. E’ instancabile, o almeno lo sembra. Corre al 90° minuto allo stesso modo in cui corre al 3° minuto. Anzi, al 90° minuto crossa pure dopo aver percorso l’intera fascia destra con un avversario che gli morde le caviglie. Una roba da far impallidire un diciottenne sbarbatello della primavera.

Zanetti, e questa è la cosa che preferisco di lui, è riuscito a superare indenne anni e anni di frustrazioni, delusioni e mancanza di vittorie, fino ai trionfi di Mourinho. E’ probabilmente un caso unico da questo punto di vista, e per questo motivo l’ho idealmente abbracciato quando l’Inter ha vinto la Champions League, il massimo traguardo per un calciatore professionista dopo i campionati mondiali. Non per l’Inter, di cui, ribadisco, non sono tifoso, ma per lui, come uomo e calciatore. Perché certe volte lo sai, sai che ci sono calciatori che meritano di vincere un trofeo, per la loro carriera, per il coraggio e la perseveranza, perché ti aiutano a credere ancora nello spirito del calcio inteso come pura competizione, scevra da tutte le moderne brutture. Hanno avuto pazienza, non hanno mollato cercando facili vittorie altrove, e gli dèi del calcio li hanno premiati.

Non succede sempre, ma quando succede, dentro di te sei un po’ felice e ti dici che delle volte, anche se in ritardo, le cose giuste accadono.

Fra

lunedì 6 febbraio 2012

Oh Yeats!



Quando tu sarai vecchia e grigia e sonnolenta,

col capo tentennante accanto al fuoco, prenditi questo libro,

e lentamente leggilo, e sogna del tenero sguardo

che gli occhi tuoi ebbero un tempo, e delle loro ombre

profonde; quanti furono a amare i tuoi attimi

di grazia felice, e quanti amarono, con falso o vero amore,

la tua bellezza; ma uno solo amò l'anima peregrina

che era in te, e il dolore del tuo volto che muta.



Curva di fronte ai ceppi risplendenti mormora,

con lieve tristezza, come Amore fuggì, come percorse,

passando, i monti che ci stanno alti sul capo,

e nascose il suo viso fra un nuvolo di stelle.

(W. B. Yeats, 1865 - 1939)


p.s. Quando si ha voglia di bellezza, leggere poesie può essere la soluzione. E leggerle ad alta voce una bella scoperta.

venerdì 30 dicembre 2011

Il tempo scandito dai libri

Quando si chiude un anno mi risulta molto difficile non pensare al tempo trascorso, scandito dai libri che ho letto e dagli stati d'animo che inevitabilmente hanno accompagnato le letture.
Spiegate le ragioni del post, posso cominciare.

Tra i tanti libri letti quest'anno, la grande sorpresa è stata sicuramente Open, il libro di Andre Agassi, che rientra a pieno titolo nella mia personale top 3.
Un libro scritto veramente col cuore, in grado di creare quasi da subito empatia e coinvolgimento. Mi ha conquistato.
Da ricordare c'è pure Voi non sapete che cos'è l'amore di Carver, scrittore che sento quasi come un amico. I suoi sono racconti che colgono la vita senza inganni, così com'è. Lo fanno con l'immensa umanità che contraddistingue Raymond Carver, un'anima grande quanto il suo talento.
La delusione? Altà Fedeltà di Hornby, un libro che probabilmente avevo caricato di troppe aspettative.
Ma Hornby merita un'altra possibilità, forse anche due.
La conferma invece è rappresentata da Mr. Paul Auster, oramai assiduo frequentatore dei miei scaffali, mensole, comodini, pavimenti, scrivanie, etc... 
Lo scrittore di Newark ha meritato la conferma con La Musica del caso e L'invenzione della solitudine.
Diciamolo, Auster per me è uno scrittore-rifugio. Quando sono deluso o triste, torno da lui e avviene la riconciliazione col mondo. Letture terapeutiche e raramente scontate.
Anche se ne ho parlato in altre sedi, voglio rammentare ancora una volta Un calcio in bocca fa miracoli di Marco Presta, leggetelo e poi mi farete sapere. 
La palma di miglior saggio musicale va invece a Le provenienze dell'amore di Stefano Pistolini. 
L'autore racconta di un artista speciale, Nick Drake, senza lanciarsi in imbarazzanti apologie, con onestà e trasporto. Se vi piace Drake leggetelo.
Per la serie "libri che parlano di libri" vorrei ricordare e consigliare sia Con due libri nella tasca di Luis Stevenson, (edito dagli amici di Edizioni Spartaco) corredato da un'imperdibile prefazione di Antonio Pascale, sia il recentissimo I ferri del mestiere, di Sandro Ferri. Il primo offre un sacco di spunti sulla lettura e la scrittura, riflessioni di un maestro la cui penna ha creato personaggi immortali. Il secondo è il libro di un altro maestro, questa volta dell'editoria. Il suo è un libro che tratta del mondo editoriale a trecentosessanta gradi, in cui vengono poste questioni spinose e interessanti, affrontate con intelligenza e chiarezza. Le parole di Ferri generano dubbi e fanno nascere un mucchio di nuove domande, quello che dovrebbero fare un po' tutti i libri.

In ultimo, due libri speciali di due scrittrici casertane che ho il piacere di conoscere personalmente.
Si tratta di Eleven in September di Silvia Tessitore, e del recentissimo Caffè Trieste, colazione con Lawrence Ferlinghetti di Olga Campofreda. Due libri diversissimi, che raccontano esperienze totalmente differenti e che in comune hanno una sola cosa: il viaggio da cui nascono. 
Un viaggio negli Stati Uniti, il primo sulla East Coast e l'altro sulla West Coast, entrambi inevitabili. 
Due esperienze fortemente volute, vissute come uno spartiacque. Adesso c'è un prima e un dopo, le cose non saranno più le stesse. Silvia Tessitore e Olga Campofreda hanno raccontato lo sgomento e lo stupore, il dolore e lo stravolgimento, e pure l'entusiasmo e la curiosità con cui, ognuna a modo suo, guardano alle vicende del mondo.
Lo hanno fatto con passione e dedizione totali. 
In ogni caso, i loro sono racconti capaci di cambiare la percezione delle nostre certezze, e scusate se è poco.

domenica 13 novembre 2011

Per mano mia

Su questo blog parlo raramente di libri gialli che hanno come protagonisti il commissario o l'ispettore di turno. Per mano mia di Maurizio de Giovanni è un ottimo pretesto per un'eccezione. Lo seguo da qualche tempo de Giovanni e pure se non lo conosco mi sta simpatico. Sarà perché è gran tifoso del Napoli (e ne scrive), o perché ha creato questo personaggio sui generis, il commissario Ricciardi, uno che vorrei dargli delle pacche sulla spalla e dirgli che la sua vita potrebbe essere molto meglio di quella che è. Se solo pensasse pure a se stesso. Parlare con il personaggio di un libro, ecco cosa riesce a farti fare un bravo scrittore.

Fatto questo breve preambolo veniamo al romanzo e al suo protagonista: Luigi Alfredo Ricciardi, di professione commissario di polizia alla questura di Napoli.
Siamo negli anni '30, in pieno regime fascista.

venerdì 11 novembre 2011

Cose che non vorrei passassero inosservate


















Le recensioni di questo mese per cittàdelmonte.info:


Possibile sottotitolo: combattere la vecchiaia con l'ironia. 
Vince la vecchiaia, questo è sicuro. Ma almeno ci si diverte.

Eleven in September, di Silvia Tessitore, ilmiolibro.it

Storie dall'11 settembre 2001. La voce appassionata di Silvia Tessitore fa da guida in quel di New York.          I testimoni degli attentati al World Trade Center fanno il resto. 

Infine, il mio invito alla lettura dell'autore americano Philip Roth, per il quale nutro sincera ammirazione.
A fine articolo le mie proposte di lettura.

Fra

mercoledì 9 novembre 2011

Japan Animation Vs U.S.A.



Una tomba per le lucciole è un film di animazione giapponese del 1988, tratto dal romanzo “Hotaru no Haka” di Akiyuki Nosaka, sceneggiato e diretto da Isao Takahata. La DeAgostini ha distribuito anni fa questo commovente anime nella collana Japan dvd Animation, definendolo uno dei capolavori dell’animazione giapponese. Ovviamente, considerato l’interesse di vendita della DeAgostini e l’uso spesso improprio dell’appellativo “capolavoro”, ho guardato l'anime senza troppe aspettative, solo con la speranza di cogliere qualcosa di buono. Devo dire di esserne rimasto positivamente colpito. La storia narrata è ambientata nel Giappone del secondo conflitto mondiale (1945), guerra che tutti ricordano per la Germania Nazista, il terribile Olocausto o conflitti Europei, ma ben pochi ricordano per il terribile scontro tra Giappone e Stati Uniti; un Giappone non esente da colpe e molto combattivo durante la guerra, che, a conflitto concluso, pagherà amaramente ed eccessivamente (a mio parere) gli attacchi al “gigante buono” statunitense.
L’anime racconta la storia sensibile ma amara del quattordicenne Seita e della sua sorellina Setsuko; il ragazzo muore d’inedia alla stazione di Kobe il 21 Settembre del 1945. Il suo fantasma ripercorre i drammatici eventi degli ultimi quattro mesi, i bombardamenti americani, la morte della madre e la difficoltà di procurare del cibo per sé e la sorellina Setsuko.

venerdì 4 novembre 2011

Un nuovo album per Il teatro degli orrori



Bisogna che lo spettatore abbia la sensazione che davanti a lui si rappresenta una scena della sua stessa esistenza, una scena veramente capitale. Chiediamo insomma al nostro pubblico un'adesione intima e profonda. La discrezione non fa per noi. Ad ogni allestimento di spettacolo è per noi in gioco una partita grave. Se non saremo decisi a portare fino alle ultime conseguenze i nostri principi, penseremo che non varrà la pena di giocare la partita. Lo spettatore che viene da noi saprà di venire a sottoporsi ad una vera e propria operazione, dove non solo è in gioco il suo spirito, ma i suoi sensi e la sua carne. Se non fossimo persuasi di colpirlo il più gravemente possibile, ci riterremmo impari al nostro compito più assoluto. Egli deve essere ben convinto che siamo capaci di farlo gridare.
Antonin Artaud, "Il teatro e il suo doppio", Einaudi, 1978                                                      
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Era da qualche anno che non attendevo con interesse l'uscita del nuovo album di un gruppo italiano.             Il gruppo in questione è il Teatro degli orrori, a mio parere una delle migliori band in circolazione nel panorama nazionale. Proprio oggi sul loro canale Youtube è stato pubblicato un video che conferma l'uscita del nuovo album all'inizio del prossimo anno. Il video contiene anche qualche assaggio delle canzoni, che, ad un primo ascolto lascia ben sperare.